Premessa - Cos'è? - S.A.D. - Sintomi - Comportamento - Antidepressivi - Teoria Cognitiva - Placebo - Sole - Sport
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Premessa
"In Italia sono almeno 8 milioni, ma il numero è destinato a crescere, le persone colpite in modo diretto o indiretto dalla depressione, per un costo, inteso come ore lavorative annue perse, di circa 400 milioni di euro. Le cifre sono state illustrate, oggi, nel corso della presentazione del volume "Depressione, ansia e attacchi di panico: percorsi di cura" dal presidente dell´associazione per la ricerca sulla depressione Salvatore Di Salvo. "Delle persone affette da depressione o da ansia o attacchi di panico - ha spiegato Di Salvo - solo una minoranza, circa il 18 per cento, consulta lo psichiatra. Questo perché esistono pregiudizi che sono la causa principale della diffusione del male". Ed è questo un grave errore, perché "la scienza medica, nell'80-90 per cento dei casi, è in grado di ridurre sensibilmente la fase acuta dei disturbi nell´arco di 4-6 settimane"." La Stampa
Cos'è?
Col termine depressione s'intende uno stato psicopatologico contrassegnato da abbassamento del tono dell'umore, abbattimento, prostrazione fisica e psichica.
La depressione è fisiologica o patologica, ovvero, fisiologica quando rientra nella "normalità" e patologica quando si scatena la vera e propria malattia. La perdita di un affetto, una grave frustrazione , una grave malattia, un amore finito ecc... , fanno si che il nostro tono si abbassi, si apre un deficit di volontà si insinua la malinconia e la stanchezza, ma comunque sia questo evento ha una durata di breve termine affinché rientri nella "normalità della vita quotidiana". Ma quando però i sintomi depressivi non hanno un evento scatenante o persistono per troppo tempo, c'è perdita di autostima, il senso del tempo e dello spazio cambia e c'è la percezione dell'impossibilità di uscire dalla situazione, allora si entra nella patologia.
Può essere fatta una classificazione delle D. in modo da permettere una distinzione tra forma maggiori (depressione endogena) e minori (depressioni nevrotiche e reattive).
Le minori sono sempre causa di conflittualità interiori da parte del paziente, ovvero, a difficoltà di adattamento a vicissitudini esistenziali: il malessere non raggiunge mai il livello psicotico di vera e propria alienazione, tutto sembra ancorato ad eventi della vita che rendono i sintomi della depressione relativamente comprensibili; prevalgono scontento, irritabilità, pessimismo.
Le maggiori rientrano nell'ambito della psicosi e sono caratterizzate da un andamento ad accessi, con episodi depressivi di durata variabile, che possono intercorre più volte nella vita del paziente: l'angoscia di questi pazienti è disperata, incomprensibile e non riconducibile ad un evento esistenziale penoso (anche se talvolta esiste un fattore scatenante), sono presenti un senso di dolore e di vuoto interiore ineluttabile, coesistono convinzioni deliranti e autoaccusatorie, rimorso e bisogno di espiazione. Il rischio di suicidi in questi casi è molto elevato.
La definizione scientifica oggi generalmente accettata è quella fornita dall'American Psychiatric Association nel "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali": il DSM IV dell'Episodio Depressivo Maggiore.
DSM IV
Episodio Depressivo maggiore
5 o più dei seguenti sintomi devono essere presenti durante lo stesso periodo di due settimane e rappresentare un cambiamento rispetto alla funzionalità precedente; almeno uno dei sintomi deve essere l'umore depresso o la perdita di interesse o di piacere.
I sintomi non devono rientrare nei criteri definiti per un "episodio misto"
I sintomi causano un disagio clinicamente significativo o senso di inferiorità nella vita sociale, nel lavoro e in altre aree importanti
I sintomi non devono essere dovuti a effetti psicologici di una sostanza (ad esempio un medicamento, una droga) o a una condizione patologica generale (per esempio ipertiroidismo)
I sintomi non sono considerati per un lutto, ad esempio la perdita di una persona cara, i sintomi persistono per un periodo più lungo di due mesi o sono caratterizzati da una marcata incapacità funzionale, preoccupazione morbosa con senso di mancanza di valore, ideazione suicida, sintomi psicotici o ritardi psicomotori.
E' anche doveroso aggiungere che la depressione può avere una causa o concausa biologica. Le molecole che portano i messaggi nervosi da un neurone all'altro possono non svolgere più il loro compito in modo appropriato. Un deficit, ad esempio, nella sintesi o nel rilascio dei principali neurotrasmettitori, quali la serotonina , la noradrenalina o la dopamina, può provocare un disturbo dell'umore
S.A.D. (Seasonal Affectived Desorder)
Non molti ne conoscono l'esistenza, di solito ne avvertiamo solo i sintomi. Quante volte si sente dire: "l'inverno mi mette tristezza... ,oppure, queste giornate così buie e corte mi buttano giù.."; questo perchè il sole è un buon tonico per lo spirito e per chi è giù di tono, non ha caso è buona abitudine fare "dei bagni di sole", come si suole dire.
La S.A.D., mai nome fu più azzecato (dall'inglese sad = triste), è una depressione stagionale che colpisce, nei mesi invernali, chi vive in luoghi dove la luce è scarsa. In inverno questa forma di depressione si cura con la Light Therapy (la terapia della luce), utilizzando speciali lampade munite di tubi fluorescenti che riproducono la luce solare.
La cura con la luce è, inoltre, una buona soluzione per curare l'insonnia 8quando all'origine del malessere c'è un'alterazione dell'orologio biologico). L'effetto della fototerapia (foto = luce), cambia a seconda del momento in cui viene fatta l'esposizione; se la luce viene assorbita in mattinata: anticipa la fase di addormentamento; se viene fatta nel pomeriggio o in serata: lo ritarda.
Sintomi della Depressione
Di pari passo alla tristezza, alla disistima, al disinteresse ed alla scarsa capacità di iniziativa, sono spesso presenti nel depresso sentimenti di insicurezza, senso di indegnità irrequietezza, ansia; quasi costanti l'insonnia (risvegli precoci), diminuzione del desiderio sessuale e dell'appetito, affaticabilità; frequenti disturbi neurovegetativi (mal di testa, vertigini, turbe funzionali cardiovascolari soprattutto nelle forma maggiori.
Per riconoscere i sintomi:
Cosa non dire: (ma che spesso, purtroppo, viene detto):
La depressione è una malattia che causa un deficit di volontà, che annulla la volontà dell'individuo.
Per questo è importante capire che il "ce la devi fare con le tue forze" è fuori luogo. Il depresso non soffre perché vuole soffrire, non lavora perché non vuol lavorare, ma perché non riesce a non soffrire e non ce la fa a lavorare. Non basta una pacca sulla spalla o uno stimolo a darsi una scossa, il depresso va rispettato e confortato anche se a volte è anche giusto riprenderlo sulla realtà delle cose, ricordando, inoltre, che una cura per il male c'è.
Compito degli amici e delle persone care, quindi, è di convincerlo ad andare da un medico, lo psichiatra è il più indicato in questi casi; una crociata faccia a faccia sulle visioni pessimistiche non gli farà mai cambiare il suo punto di vista, non si convincerà mai del contrario, non si sentirà meglio e comunque non cambierà opinione sulla visione che ha delle cose in quel preciso momento.
Una volta portato dal medico, il compito di familiari ed amici non si conclude. Occorre ora costruire un'alleanza terapeutica con il medico, ad esempio non si deve sottovalutare ogni progetto o affermazione di suicidio, perché non è vero che "chi lo dice poi non lo fa"; sarà il medico a stabilire la gravità della cosa.
Chiaramente, dopo l'incontro con lo specialista sta a chi è vicino al malato controllare che segua la cura ed incoraggiarlo, tanto più che nei primi giorni si potrebbero verificare degli effetti collaterali, con la volontà di abbandono della terapia da parte del depresso.
Solitamente i primi sintomi a migliorare sono l'appetito, l'energia ed il sonno mentre l'umore può ristabilirsi più tardi, cosicché non è affatto raro che chi è vicino al depresso si accorga del miglioramento prima di lui.
Non è da scartare l'ipotesi di ricercare un altro specialista o un'altra cura fin quando non se ne trova una adatta per la persona ed il caso; dato che la risposta che danno i farmaci è spesso molto individuale e quindi variabile da persona a persona.
Antidepressivi
Ad ogni comportamento corrisponde la reazione ad uno stimolo emotivo.
Nel cervello umano esistono strutture, si parla di circuiti neuro-cerebrali, che si attivano in risposta agli stimoli emotivi. Queste specifiche strutture si trovano alla base del cervello (nella parte più profonda), e formano un vero e proprio circuito di ricezione e trasmissione noto come "sistema libico". In pratica: la tristezza , la gioia, la rabbia, l'aggressività, la malinconia o l'irrascibilità, sono associate nel cervello a emissioni e/o a trasformazione di molecole: i neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, dopamina).
Queste molecole mettono in comunicazione vari gruppi di cellule del sistema libico. Quindi i neurotrasmettitori sono messaggeri biochimici, cioè molecole complesse che realizzano il linguaggio intercellulare del sistema neuronale. I neuroni del sistema, a loro volta, possiedono recettori specifici per captare messaggi. Ed ecco che i farmaci antidepressivi, molecole di sintesi sono in grado di ripristinare e ristabilire il normale equilibrio tra neurotrasmettitori e recettori.
In ordine storico vi sono 4 classi di antidepressivi:
Tutti questi farmaci nella maggior parte dei casi producono effetti collaterali, ed è per questo che non si può affidare nulla al caso. Qui si necessita di un monitoraggio attento e costante del trattamento (periodicamente bisogna misurare nel sangue il livello dei farmaci) e della malattia (con controlli periodici dallo specialista). Tutto questo è fondamentale non solo per la verifica di un miglioramento dei disturbi, ma per la riduzione e persino per la sospensione del trattamento farmacologico stesso.
Qui c'è un'ottima guida sugli psicofarmaci http://www.sospsiche.it/farmaci/breve_guida_2002.pdf
DA UN'APPROCCIO CLASSICO AD UNO PIU' ALTERNATIVO
Teoria Cognitiva
"Una cosa non è bella o brutta in sé stessa, ma è l'opinione che se ne ha che la rende tale"
W. Shakespeare.
"Non è chi insulta che ci offende, ma il nostro considerarlo un insulto; così, se uno t'insulta, è la tua stessa opinione che è insultante"
Epitteto.
Sono dei pratici esempi per capire come funziona la teoria cognitiva, ma cos'è in realtà la teoria cognitiva?
Il termine "cognitivo" e' correlato al concetto di "conoscere", "pensare". La terapia cognitiva vene perciò definita come "trattamento psicologico dei pensieri".
In estrema sintesi, la terapia cognitiva si basa sull'assunto che i nostri pensieri, ciò che crediamo, i nostri atteggiamenti e la percezione che abbiamo degli eventi determinano in larga misura il tipo e l'intensita' delle nostre emozioni. La terapia cognitiva e' stata introdotta alla fine degli anni cinquanta dal Prof. Aaron Beck, come metodo di cura per la depressione. Il Prof. Beck ed altri ricercatori hanno sviluppato metodi per applicare la terapia cognitiva ad altri problemi psichiatrici, come il disturbo da attacchi di panico, i problemi di controllo dell'aggressivita' e l'abuso di sostanze stupefacenti. Questa forma di terapia ha ricevuto conferme considerevoli dalla ricerca clinica, specialmente riguardo alla depressione.
L'idea che i nostri pensieri possano influenzare le nostre emozioni non e' nuova. In effetti, l'origine di questa teoria si può far risalire ai filosofi Stoici.
La ricerca mostra chiaramente che quando i depressi imparano ad identificare i pensieri automatici distorti ed a sostituirli con altri più realistici, la depressione può essere sostanzialmente ridotta. Altri studi mostrano come, quando le persone si abituano ad alterare i pensieri e le convinzioni negative, la probabilità che sperimentino nuovi attacchi di depressione diminuisce.
Ad alcuni questi concetti possono sembrare semplicistici. "Ma come - qualcuno potrebbe pensare - sono stato depresso per anni, e voi state cercando di dirmi che tutto quello che devo fare e' pensare positivamente e tutto passerà?". Non è proprio così che funziona. Il problema non sta nel pensare positivamente ma nel non pensare negativamente che non è la stessa cosa.
I pensieri negativi insorgono nei depressi in maniera quasi totalmente automatica, spesso senza che le persone se ne rendano conto. Perché la terapia cognitiva sia efficace, i depressi devono imparare ad identificare i loro pensieri automatici negativi, così come le convinzioni errate che hanno su se stessi, sul mondo e sul futuro. I pazienti depressi devono anche imparare a disputare questi pensieri automatici una volta che sono stati identificati. Quindi, a differenza del "pensiero positivo", la terapia cognitiva insegna a pensare "non-negativamente". Non serve a nulla ripetersi "Sono un fenomeno, sono grande, ho fatto un lavoro eccellente" quando per la maggior parte del giorno i pensieri automatici dicono l'esatto contrario.
Placebo
Può un semplice placebo aiutare a combattere la depressione?
È quello che si è chiesto un èquipe californiana dividendo un gruppo di persone con sintomi di depressione grave. Ad una prima metà è stato somministrato placebo, ovvero, un medicinale senza effetto; mentre come da terapia il secondo gruppo è stato trattato con normali farmaci antidepressivi.
I pazienti sono stati inoltre sottoposti a elettroencefalografia quantitativa (esame che studia l'attività elettrica del paziente).
I risultati sono stati sorprendenti, perché se è vero che più della metà dei pazienti trattati a antidepressivi a risposto positivamente, anche il 38% dei pazienti trattati a placebo ha registrato un miglioramento. E inoltre da non sottovalutare, analizzando il quadro elettroencefalografico dei pazienti a cui era stato somministrato placebo, si denota un aumento dell'attività a livello della corteccia cerebrale prefrontael, , la sede della memoria, dell'organizzazione del comportamento e dell'attenzione. Mentre, nei pazienti che hanno risposto al farmaco si è visto una soppressione dell'attività cerebrale, della stessa zona sopra citata.
La conclusione che se ne trae è che lo studio svolto rafforza la prova del dinamismo del cervello; secondo il premio Nobel per la medicina Eric Kandel, i circuiti sinaptici si modificano quando ci sono esperienze significative, tanto positive quanto negative.
Non c'è quindi da stupirsi se una sostanza inerte riesce ad attivare processi cerebrali che conducono ad un miglioramento del paziente.
Secondo alcuni psichiatri, più che il placebo (che d'altronde è un medicinale che "non funziona"), è il modo in cui viene dato al paziente a svolgere l'effetto terapeutico. La convinzione di prendere un farmaco attivo, sembra riuscire a sprigionare delle energie positive che portano all'evento terapeutico (qui possiamo rientrare nel campo della teoria cognitiva).
Sole
Di solito quando si parla di sole, è per dare consigli sulla protezione della pelle e su tutti gli effetti negativi che il sole ha su di noi.
In realtà tutti sanno, scontato a dirsi, che il sole è simbolo di vita; che come abbiamo detto precedentemente è un ottimo tocca sana per l'umore (vedi cap. 2 S.A.D.). Il sole è un vero tocca sana per lo spirito e per chi si sente giù; inoltre, il sole risulta benefico anche per le articolazioni e per le ossa, ed è addirittura un vera e propria cura per chi soffre di artrosi e osteoporosi. Nella artrosi il sole rallenta l'evoluzione alleviandone i sintomi agendo sul corpo decontraendo i muscoli con una conseguente azione antidolorifica migliorando anche la circolazione, con rallentamento del processo degenerativo della cartilagine.
Nell'osteoporosi, il sole (stimolando la produzione della vitamina D), fa aumentare l'assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti favorendone il fissaggio nelle ossa.
Sport
Una regolare attività fisica può aiutare il depresso a ritrovare il sorriso.
E' quanto afferma il dottor James Blumenthal, psichiatra dell'università statunitense di Duke, dopo uno studio effettuato su 150 pazienti. Il Dottor Blumenthal ha diviso i pazienti i tre gruppi, al primo gruppo sono stati somministrati antidepressivi; al secondo antidepressivi più attività fisica; infine il terzo gruppo è stato trattato solo con attività fisica. E' stato sorprendente scoprire che alla fine dello studio, durato 4 settimane, la percentuale della persone guarite è risultata simile. L'attività fisica si è dimostrata particolarmente "curativa" per quei malati afflitti da depressione minore, mentre per i malati di depressione grave è stato difficile effettuare sforzi per la mancanza di volontà.
La conclusione è che un aumento significativo della propria capacità respiratoria può essere molto importante ai fini del nostro umore, apportando così un miglioramento nel nostro stato d'animo.
Il cervello dell'uomo è molto sensibile alle variazioni che si registrano nella concentrazioni di anidride carbonica ed ossigeno, difatti studi recenti hanno dimostrato che uno squilibrio tra anidride carbonica ed ossigeno può essere una causa di attacchi di panico e disordini dell'umore.
Fonti:
"ritorno alla luce" Vittoria Haziel
"Grande Dizionario Enciclopedico" UTET
SITI:
sospsiche.it/index.htm
novanet.it/ad/cps/dep.htm
dica33.it/argomenti/psicologia/depressione
Seneca nel De Tranquillizzate Animi rispondendo a quinto Sereno:
"Il male che ci tormenta non è nel luogo in cui ci troviamo, ma è in noi stesi. Noi siamo senza forze per sopportare una qualsiasi contrarietà, incapaci di tollerare il dolore, impotenti a gioire delle cose piacevoli, sempre scontenti di noi stessi"