SPLEEN


Ennuì (in francese)o Spleen (in inglese), per definizione indicano un particolare stato d'animo insito di tristezza e malinconia, di depressione e disperazione, di incapacità di instaurare un rapporto concreto e vero con chi ci sta intorno o più in generale con il mondo intero.
Si tratta di un'angoscia esistenziale non riconducibile ad una causa ben precisa; o più precisamente, di un'inquietudine che nasce dal fatto che non vi è una via d'uscita, che l'unica via percorribile passa attraverso l'insoddisfazione, l'afflizione, l'amarezza e lo sconforto. E' una paura soffocante, che rende immobile senza concedere la possibilità di reagire.

Nella lirica che segue, Charles Baudeleire (1821-1867), raggiunge profondità senza precedenti.
Tralasciando lo schema metrico della traduzione: risolta in una serie di endecasillabi (il testo francese è composto da 5 strofe di alessandrini); il testo è particolarmente potente per la sua capacità espressiva tipica dei simbolisti, dove il testo danza tra metafore e similitudini per rivelare ciò che sta dietro le apparenze.

La poesia si organizza in due fasi, l'attesa (le prime tre strofe) e la svolta finale (le ultime due strofe).
Le frasi temporali dipingono un giorno di pioggia con nuvole basse e soffocanti, si susseguono immagini che creano una tensione ascendente, il quando sembra perdere la sua definizione temporale e sembra incalzare come una minaccia a cui non si può sfuggire, mentre intanto si para davanti uno spettacolo opprimente: l'orizzonte come una barriera; la pioggia come sbarre invalicabili; in noi un popolo di ragni e la terra come una prigione da cui neanche la speranza può uscire e sognare un mondo migliore.

La scelta di termini realistici come: coperchio, pipistrello, lunghi affanni, luce nera triste, fradici soffitti, sbattendo, reti... sono di un carattere simbolico denso che suggeriscono sentimenti determinati come prigionia, angoscia e oppressione.
Non solo ci si chiede se un giorno le nuvole saranno scacciate dal vento, se il sole riuscirà a filtrare da quel mantello scuro, se un giorno il pipistrello-speranza troverà un varco per liberarsi; ma si insinua la domanda se esiste veramente al di' sopra di quel "coperchio" qualcosa di migliore, ci si inizia a chiedere se un mondo migliore è possibile.

Nelle quarta strofa qualcosa scatta, all'improvviso si scatenano campane, urla, grida e lamenti. Tutto si fa più caotico e incontrollabile, veloce e inafferrabile. Mentre imperversa questa violenza errante e frenetica di colpo tutto si fa cheto: è l'epilogo.
Inizia la processione di carri funebri senza musica né tamburi. La speranza è sconfitta, ha rinunciato a cercare una via di fuga, ora piange. La paura, suprema, conquista la fortezza nemica, la battaglia oramai è persa, non resta che reclinare il capo e in un annichilimento più totale e completo aspettare che la paura sferri il suo colpo finale, piantando la sua bandiera nera sul cranio.
Così termina questa poesia maestosa e di potenza inaudita, con l'immagine di chi ha perduto ogni dignità non col mondo non con Dio e non con se stesso, ma contro la Paura.

SPLEEN

Quando, come un coperchio, il cielo basso e greve
schiaccia l'anima che geme nel suo tedio infinito,
e in un unico cerchio stringendo l'orizzonte
fa del giorno una tristezza più nera della notte;

quando la terra si muta in un'umida segreta
dove, timido pipistrello, la Speranza
sbatte le ali contro i muri e batte con la testa
nel soffitto marcito;

quando le strisce immense della pioggia
d'una vasta prigione sembrano le inferriate
e muto, ripugnante un popolo di ragni
dentro i nostri cervelli dispone le sue reti,

furiose a un tratto esplodono campane
e un urlo tremendo lanciano al cielo,
così simile al genere ostinato
d'anime senza pace né dimora.

- Senza tamburi, senza musica, dei lunghi funerali
sfilano lentamente nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra,
pianta sul mio cranio riverso la sua bandiera nera.

(Charles Baudeleire)